LEGGERE NON E’ UN PECCATO

wp_7356069 Educazione, lettura, Pedagogia

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#LEGGERE NON E’ UN PECCATO

Il mio contributo, in chiave pedagogica, al gioco #libroso dell’estate “Leggere non è un peccato”, avviato dai seguenti Blog:

http://www.lettorecreativo.it/leggere-non-e-peccato/

https://svolazziescrittureblog.wordpress.com/2016/07/26/leggere-non-e-peccato-le-regole-del-gioco/

– Quali sono i 3 motivi che ti spingono a leggere?

1) Leggo e studio sia per aggiornamento professionale che per diletto. Per questi motivi la scelta di ciò che leggo ricade quasi esclusivamente sulla saggistica. Si può donare una forma alla propria formazione non solo sulla base del semplice apprendimento dei contenuti, ma soprattutto grazie al pensiero critico e soggettivo su di essi. Lo studio vero è questo!

2) Desidero ampliare i miei orizzonti culturali conoscendo autori, pensatori, studiosi che dapprima ignoravo e che mi danno l’opportunità sia di vagliare nuovi mondi che di reinterpretare me stessa.

3) Relazionarmi con chi desidero, perché i libri, prima ancora che essere tali, sono persone. E io, con la mia scelta, decido liberamente a chi concedere il mio tempo. La lettura è una relazione educativa!

 

– Quali sono i 3 libri che consiglieresti a chi non legge?

Quando si legge lo si fa per se stessi. Ognuno, se legge, lo fa perché ha bisogno di farsi delle domande e di trovare delle risposte. Un libro consigliato potrebbe quindi non essere accolto, poiché filtrato soggettivamente. Suggerirei invece a chi non legge di interrogarsi su ciò di cui ha bisogno. Un libro non serve semplicisticamente ad ammazzare il tempo e a fuggire dalla realtà, ma a conoscersi meglio e a colmare quei piccoli grandi vuoti che ognuno di noi sente. Il trucco è LASCIARSI CHIAMARE DAI LIBRI… perché quando si ha un bisogno, i libri ci chiamano dallo scaffale e ci chiedono di essere sfogliati, cosultati, letti…

 

– Quali sono le 3 azioni che identifichi con il peccato?

1) I libri non dovrebbero essere sottolineati con gli evidenziatori o con le penne indelebili, le loro pagine andrebbero divise con un segnalibro, e non piegate con le “orecchie”. E andrebbero sfogliati e riposti adagio, come quando si fa una carezza ad una persona. Bisogna averne cura!

2) Non giudicare un libro dalla copertina! Si sa. Però qualcuno ci casca ancora. Il libro va tenuto in mano, sfogliato, consultato, soppesato e, perché no, anche annusato prima di procedere all’eventuale acquisto. E’ come quando ci si approccia per la prima volta ad una persona. Si tenta di sondarla per capire se si tratta di una persona per noi interessante e con dei contenuti da offrirci.

3) I libri non andrebbero mai buttati, ma donati.

 

Il lettore è un viaggiatore solitario, errante, che addentrandosi nella trama del romanzo scende sempre di più nella profondità di se stesso per giungere al centro di sé. Partendo alla ricerca dell’ignoto di sé il lettore entra nel con-testo della sua interiorità, distaccandosi dal tempo convenzionale per entrare in quello scandito dal pensiero soggettivo. Inoltrandosi nelle pagine di un libro egli muta il rapporto che intrattiene con se stesso. Ogni libro invita il lettore dapprima a smarrirsi, e poi a ritrovare la strada  grazie ad un pensiero in grado di gettare luce su nuovi sentieri, interpretazioni, significati. La condizione ideale per perdersi e ritrovarsi in un testo è la solitudine. Ma è anche vero che leggere un libro significa restare soli soltanto in apparenza. La lettura è infatti sempre una relazione, un dialogo educativo con il suo autore! La solitudine diventa invece una condizione deformativa quando si ritiene di bastare a se stessi, senza avvertire il bisogno di confrontarsi con l’altro, fatto che avviene per esempio quando non si legge. La solitudine, anziché essere potenzialmente formativa, diventa un luogo di deformazione dove l’essere dell’uomo, disgiunto dalla possibilità del confronto, si calcifica e ostacola la formazione personale. La solitudine così vissuta, dunque, rende cieco l’uomo, ossia incapace di vedere e conoscere l’esistenza di strade salvifiche che si trovano oltre se stessi ma che in realtà sono nei paraggi ed attendono solo di essere vagliate! La lettura educativamente intesa implica invece il desiderio del dialogo e del confronto con ciò che è altro da sè e rappresenta quindi un essenziale modo per educarsi e donarsi una forma. E ciò avviene in un  tempo personale ed intimo che non si impiega semplicemente… ma si dis-piega!

 

Dott.ssa Valeria Reda